Sia fatta l’altrui volontà

di Roberto Pirruccio - 3 Agosto 2008 | Cronaca, Diritti

ROMA - Marco Pannella irrompe nella polemica su Eluana Englaro con parole che sembrano destinate ad aprire un caso. Il leader radicale parte dalla decisione del padre della Marco Pannellaragazza, in stato vegetativo da anni, che, dopo la pronuncia dei giudici, potrà sospendere l’alimentazione artificiale alla figlia e lasciarla morire. E mette sul campo un parallelo tra Eluana e Giovanni Paolo II, per attaccare chi contesta la scelta di staccare la sonda alla ragazza. E lo fa ricordando le parole che il Pontefice, gravemente malato, disse a chi gli stava vicino poche ore prima della sua morte: «Lasciatemi tornare al Padre».

Da quella scelta parte l’attacco di Pannella: «Ora sarebbe vivissimo se si fossero usati contro di lui solo un decimo delle ‘cure’ che vengono imposte dai potenti, che impongono a tutti torture indicibili e inedite con l’uso diabolico delle scoperte scientifiche, ai genitori e alla civiltà costituzionale italiana e internazionale avendo preso in ostaggio il corpo di Eluana» afferma Pannella. Che, polemizzando, pone un interrogativo: «Wojtyla venne ascoltato, perché Eluana no?». (fonte: Repubblica.it)

La logica del ragionamento di Pannella è ineccepibile, dato che l’arretratezza italiana in materia di testamenti biologici è certamente un retaggio cattolico. La vita non è nostra, Dio solo è padrone della nostra vita. Il cristiano non è quindi libero di morire come gli pare; d’altronde secondo la Bibbia il suicidio è un peccato mortale superiore all’omicidio. Con l’aggravante del peccato di disperazione, appunto, perché il suicida priva la propria anima dalla possibilità di salvezza. Il suicida viene punito dalla Chiesa: gli è negata la sepoltura. E tutto ciò che ne consegue. Nel nostro caso, peraltro, non c’è alcun suicidio o omicidio programmato, ma semplicemente l’interruzione di una sopravvivenza artificiale.

Qualcuno potrebbe obiettare che Eluana non abbia messo per iscritto (pare l’abbia ribadito verbalmente più volte, però), prima dell’incidente, la sua precisa volontà di morire qualora si fosse trovata in stato vegetativo. Ma è altrettanto obiettabile che, in casi di irreversibilità come il suo, l’avanzamento scientifico cessa di generare cure e si trasforma in un iter meccanico - che con la speranza di vita non ha nulla a che vedere. La battaglia della famiglia resta insoluta, dato che l’unica soluzione per porre finire al calvario di Eluana è il trasferimento in una clinica privata. Libero Stato, quindi? C’è chi ha avuto modo di accorgersi del contrario (o quantomeno ne ha avuto una conferma).

Comments

Comment from Alessandro Puglisi
Date: 3 Agosto 2008, 22:37

Brutta vicenda, questa di Eluana. Arretratezza in termini di regolamentazione del testamento biologico, ricordavi giustamente. Ma come non provare tristezza e rabbia, oltre che per le parole degli ecclesiastici, dinanzi alla procedura portata avanti per conflitto di attribuzione? E al PD che abbandona l’aula senza partecipare al voto?

Comment from sara
Date: 2 Settembre 2008, 12:39

sono una ragazza di 16 anni che deve scrivere un testo argomentetivo su una vicenda di attualità e ho scelto questa… dovreste leggere la testimonianza di un uomo che è rimasto in stato vegetativo per 2 anni e poi si è risvegliato. egli efferma che sentiva la fame la sete capiva tutto ciò gli acadeva intorno e cercava di farsi capire piangendo…era quindi VIVO..
ECCONE UN PEZZO:
“…La definizione di Stato Vegetativo permanente si riferisce invece a una prognosi sottoposta a gravi margini di errore. Non esistono tutt’oggi validi criteri per accertare l’irreversibilità del Coma e dello Stato Vegetativo.
Prova schiacciante senza ombra di dubbio è la mia storia, quest’ultima confermata anche da Bob Schindler fratello di Terri Schiavo. Oggi ho quasi 43 anni, sono stato vittima di uno spaventoso incidente stradale (come Eluana Englaro Glaswos Coma scale di 3-4 grado) avvenuto a Catania l’11 settembre del 2003, riportando danni assonali diffusi che interessavano anche la ragione ponto-mesencefalica entrando in coma, successivamente trapassando lo stato vegetativo permanente. Ho vissuto nell’incubo per quasi due anni, incredibilmente nel 2005, mi risveglio e riesco a raccontare che io sentivo e capivo tutto.
Durante il mio stato vegetativo io avvertivo e sentivo di avere fame e sete, non avvertivo solamente il sapore del cibo. Finalmente oggi riesco a sentire il sapore del cibo perché riesco ad essere nutrito dalla bocca (fino ad oggi sono portatore di PEG).
Io sentivo ma nessuno mi capiva. Capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a muovere le gambe, le braccia e qualsiasi cosa volevo fare, ero imprigionato nel mio stesso corpo, proprio come lo sono oggi.
Provavo con tutta la mia disperazione, con il pianto, con gli occhi, ma niente, i medici troncavano ogni speranza, per loro ero un “vegetale” e i miei movimenti oculari erano solo casuali, insomma non ero cosciente.
Sentivo i medici dire che la mia morte era solo questione di tempo, e iniziavo ad aprire e chiudere gli occhi per attirare l’attenzione di chi mi stava attorno. I medici parlavano sempre di stato vegetativo permanente e irreversibile, lo ribadivano e lo scrivevano.
Io riesco a comunicare tramite un computer, selezionando con gli occhi le lettere sullo schermo.
Oggi a distanza di quasi 5 anni vivo da paralizzato, la mia patologia è quella che si chiama sindrome assimilabile alla Loked.in “uomo incatenato”. La mia storia la raccontai anche a Piergiorgio Welby, supplicandolo “inutilmente” di lottare per la vita.
Dal mio letto di quasi resuscitato alla vita, voglio gridare a tutto il mondo il mio straziante e silenzioso urlo.
Questa sentenza di morte emessa nei confronti di Eluana Englaro è veramente una sentenza agghiacciante: se applicata, si inizia la nuova era dell’eutanasia con l’eliminazione di tutti i disabili gravissimi che aspettano e sperano anche nella scienza.
Il mio è il pensiero semplice di chi ha sperimentato indicibili sofferenze fisiche e psicologiche, di chi è arrivato a sfiorare il baratro oltre la vita ma era ancora vivo, di chi è stato lungamente giudicato dalla scienza di mezza Europa un vegetale senza possibile ritorno tra gli uomini e invece sentiva irresistibile il desiderio di comunicare a tutti la propria voglia di vivere.
Durante quegli interminabili due anni di prigionia nel mio corpo intubato e senza nervi, ero io il muto o eravate voi, uomini troppo sapienti e sani, i sordi? Ringrazio i miei cari che, soli contro tutti, non si sono mai stancati di tenere accesa la fiammella della comunicazione con questo mio corpo martoriato e con questo mio cuore affranto, ma soprattutto con questa mia anima rimasta leggera, intatta e vitale come me la diede Iddio.
Ringrazio chi, anche durante la mia “vita vegetale”, mi parlava come uomo, mi confortava come amico, mi amava come figlio, come fratello, come padre.
Dove sarebbe finita l’umana solidarietà se coloro che mi stavano attorno durante la mia sofferenza avessero tenuto d’occhio solo la spina da sfilare del respiratore meccanico, pronti a cedermi come trofeo di morte, col pretesto che alla mia vita non restava più dignità?
La mia famiglia sfidava la scienza e la statistica dei grandi numeri svenandosi nel girovagare con me in camper per ospedali e ambulatori lontani. Urlando in Tv (Porta a porta e similari) minacce e improperi contro la generale indifferenza per il mio stato d’abbandono.
Vi ricordate di quel piccolo neonato anencefalico di Torino, fatto nascere per dare inutilmente e anzitempo gli organi e poi morire? Vi ricordate che dalla sua fredda culla d’ospedale un giorno strinse il dito della sua mamma, mentre i medici quasi sprezzanti spacciavano quel gesto affettuoso per un riflesso meccanico da avvizzita foglia d’insalata?
Cara Mamma, quando mi coprivi di baci e di preghiere, anch’io avrei voluto stringerti quella mano rugosa e tremante, ma non ce la facevo a muovermi, né a parlare, mi limitavo a regalarti lacrime anziché suoni. Erano lacrime disprezzate da celebri rianimatori e neurologi, grandi “esperti” di qualità di vita, ma era l’unico modo possibile di balbettare come un neonato il mio più autentico inno all’esistenza avuta in dono da te e da lui.
Sì, la vita, quel dono originale, irripetibile e divino che non basta la legge o un camice bianco a togliercela, addirittura, chissà come, a fin di bene, con empietà travestita di finta dolcezza.
Credetemi, la vita è degna d’essere vissuta sempre, anche da paralizzato, anche da intubato, anche da febbricitante e piagato.
Signor Presidente della Repubblica, solo il suo intervento (ma con i fatti) potrà evitare ulteriori richieste di eutanasia, in alternativa ordini di chiudere tutti i reparti di rianimazione…”

Comment from lecchi lidia
Date: 6 Febbraio 2009, 10:49

sono pienamente d’accordo

Comment from BRUNO PAOLONI
Date: 7 Febbraio 2009, 3:51

E’ notte, una notte come tante, chi vi scrive è un’infermiere di 44 anni che da
più di venti calpesta corsie, corridoi di ospedali e cliniche, e che da + anni
lavora in un P:S di Roma (S.Eugenio)Eluana un nome, come tanti, una persona che
soffre, come tante, una persona……….già una persona…….
Si discute se bisogna interrompere la sua sopravvivenza……ma cosa
significa sopravvivenza….?
Si discute se bisogna portarla a morte….ma cosa significa portarla a
morte….?
Poco fa ho triagiato una PERSONA di 96 anni trasferita da altra struttura con
diagnosi di ” edema polmonare in paziente con tumore polmonare recidivante,
stato cachettco….”, chiedo perdono ma ho bisogno del vostro aiuto….. se
dovessi accoggermi che Anna (qesto è il Suo nome)avesse le labbra secche posso
bagnarle o lei 10 anni fa non avrebbe voluto?……
Se domani dovesse arrivarmi una donna di 40 anni che ha tentato il suicidio (
voleva morire o no?) eseguo le manovre rianimatorie o no? (rispettando cosi una
volontà non scritta ne detta ma dimostrata?)
Ultima domanda a tutti coloro che si considerano scenziati…. se a Ileana
fosse colpita da appendicite ACUTA e dovesse essere sottoposta ad intervento
chirurgico sarebbe praticata anestesia o sarebbe operata nello stato in cui si
trova? ( tanto se non “E’ viva non dovrebbe sentire dolore no?….saerebbe come
praticare anestesia ad un cadavere per eseguire un’esame autoptico no?)Bruno
Paoloni un’ifermiere che ama la vita e si adopera con amore affinchè continui
in tutti i Paz. che quotidianamente assiste.
N.B. lo so che non sarà mai pubblicata ma se dovesse eswserlo sarebbe un
grande stimolo per molti miei colleghi a continuare a svolgere il nostro
lavoro con perseveranza perche come scrise (mi sembra Claudio Villa) VITA TI
AMO MORTE MI FAI SCHIFO)
bruno paoloni via marcello alessio 171 roma tel 3476613963

Comment from Tomas
Date: 7 Febbraio 2009, 18:48

Como es posible que se le lame vida a un estado vegetal muy lejano de actividad y sentimientos,, eso no es vida y por lo contrario es un estado que solo causa dolor a la familia y quizas al que lo sufre..dejen descansar a Eluana.

Comment from nina
Date: 7 Febbraio 2009, 20:33

Ho 33 anni soffro tanto x la decisione presa dai genitori di Eluana di uccidere la propria figia cosi ,dico solo hai genitori e sempre vostra figlia e facendo questo non dimostate il bene che gli volete ma solo che siete stufi di occuparvi di lei, lei a diritto a vivere solo Dio da la morte. ELUANA DEVI RESISTERE………….

Comment from annamaria
Date: 8 Febbraio 2009, 17:48

Dopo aver letto una testimonianza del genere, che dire…
Il mio piccolo parere? Dio, se avesse destinato di non far vivere Eluana, lo avrebbe giá fatto nel momento dell’incidente! Il motivo del perché é in queste condizioni (anche grazie alle macchine e alle strutture), dipende SOLO dalla Sua volontá e Lui potrebbe avere molti motivi. Da mamma, posso peró immaginare lo strazio e la croce dei genitori. Secondo me, il padre non ha piú la forza di lottare e di sperare e da una parte ha ragione (mi fa impazzire il solo pensiero). Ma CHI SIAMO NOI per non lasciare piú la decisione al Padre Eterno? Anzi, prossimamente, perché aspettare cosí tanti anni? Perché non provvedere subito? E diamoci da fare, perché di lavoro ce ne tanto! Cari genitori di Eluana, cara Eluana, mi sento inpotente e pregheró per Voi.

Comment from wadha
Date: 8 Febbraio 2009, 17:55

Se Dio vuole staccano i macchinari e Eluana vive…se Dio vuole staccano i macchinari e la prende con se

Comment from Neo-Machiavelli
Date: 9 Febbraio 2009, 8:25

Salvare Eluana, Welby, Terry o salvare 6 milioni di bambini che muoiano di fame? Quanti milioni si potevano salvare con migliore politiche di adozioni, migliore giustizia e prevenzione della salute generale? Giustizia, etica, civiltà o giustizia per pocchi con costi per molti, etica e civiltà per elite con morte de molti?

Comment from carola
Date: 9 Febbraio 2009, 12:45

salviamo eluana. è un nostro simile. come possiamo essere complici della morte di una persona? è una condanna a morte. non dà alcun fastidio . lasciamola attaccata! nessuno mertita una morte così! salviamola salviamola! stato , chiesa IMPONETEVI!

Comment from Gianni
Date: 9 Febbraio 2009, 23:00

Sono triste ,da pochissimo è morta Eluana Englaro . Sono triste per le sofferenze di Eluana ma anche del padre che certamente l’amava tantissimo e vorrei che coloro che continuano ad offenderlo si facesse un esame di coscienza e la smettesse.
Nel 1996 ho avuto la sorte di perdere mio padre (a 79 anni) al quale tutti volevamo un bene dell’anima e a fronte delle cure in ospedale lui ci diceva ” Basta ,portatemi a casa “. A casa si continuava a curarlo con flebo che permetteva ai reni di funzionare ma lui con violenza più volte si staccava la flebo finché ci siamo arresi alla sua volontà ben sapendo che ci avrebbe lasciati . Potete in coscienza dire qualcosa!!! Ma ancora più grave a distanza di 7 anni nel 2003 è stata la perdita del mio amato fratello Antonio ,per il quale a distanza di circa 5 anni piango, senza ritegno, non appena ci penso o mi trovo davanti a casi analoghi, a causa di una emorragia cerebrale , a 44 anni e nonostante due operazioni disperate nell’arco di 2 giorni all’Umberto 1° di Roma. Sapete cosa mi auguravo PER LUI ,che, secondo una delle ipotesi, poteva divenire un vegetale mi auguravo la morte !!! Vi giuro Antonio ,che era il piccolo della famiglia, e da tutti noi era amato in modo che solo la morte,in parte, è stata in grado di quantificare (ahimé)! E voi COME POTE GIUDICARE PEPPINO ENGLARO ,è vergognoso invece fare politica sulle disgrazie di esseri umani. Saluti

Comment from simona
Date: 10 Febbraio 2009, 2:15

si è vero si può essere imprigionati in un corpo e sentire quello che ti gira intorno ma sono stati 17 lunghi anni in cui Eluana non ha potuto scrivere, come avrebbe voluto, le pagine della sua vita anche con delle cose semplici ed elementari come camminare poter parlare con i suoi amici e i suoi genitori…17 lunghi anni imprigionata in un’involucro che è un corpo tenuto in vita artificialmente.Prova a distenderti su un letto e a immobilizzarti per 17 anni senza poter parlare ne muoverti : è brutale è una condanna degna dell’inferno di Dante. Noi non lo sappiamo ma chi è medico e le statistiche mondiali di medicina hanno dimostrato che oltre i 10 anni di coma irreversibile in stato vegetativo è impossibile risvegliarsi, dovevamo condannarla alla sofferenza?Io spero che lei non provasse più nulla già da tempo tanto da risparmiarle questa immobilità e assoluta impotenza di vivere come avrebbe voluto e forse anzi è stato così per fortuna.E’ chiaro che siamo per la vita ma siamo anche per la non sofferenza.

Comment from francesca
Date: 10 Febbraio 2009, 17:44

penso che eluana era una persona veramente speciale bella solare amica e pensare che si è spenta ieri alle 20.10 quella ragazza meritava di più di rimanere per 17 lunghissimi anni su un letto di ospedale meritava la felicità la gioia.

Comment from LUCIA
Date: 10 Febbraio 2009, 21:14

CREO QUE LA JOVEN NECESITABA DESCANSAR Y QUE EN EL MOMENTO EN QUE UNA PERSONA ES ALIMENTADA ARTIFICIALMENTE Y RESPIRA ARTIFICIALMENTE, ES COMO ESTAR PRESA DENTRO DEL CUERPO DE ELLA MISMA Y NADIE PERO ABSOLUTAMENTE NADIE SE MERECE ESO, PODEMOS APRESAR UN CUERPO PERO UN ALMA…..ESO SI ES PECADO

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