Tangentopoli non è mai finita

di Roberto Pirruccio - 31 Marzo 2009 | Politica

Io in questa Italia ho sempre meno dubbi sulla parte che merita il mio appoggio. In questo clima turpe, oggi, nel 2009, sfogliando un giornale online generalista [1], trovo ancora il nome di Mario Chiesa, arrestato per aver incassato delle tangenti nell’ambito dello scandalo rifiuti. La memoria, anche se allora avevo 6-7 anni, me la sono costruita a posteriori. E mi vola a Tangentopoli, quando lo stesso signore fu “la chiavetta di accensione” (parole di Di Pietro) per scatenare il terremoto nazionale di Mani pulite [2].

Non saprei nemmeno dove cominciare, se dovessi citare tutti i picchi di porcheria e inumanità che siamo riusciti a raggiungere. Craxi che cerca di nascondere con un fazzoletto rosso la montagna di sterco in cui naviga il PSI, il disgustoso democristiano Forlani che dichiara “non ricordo” con la bava alla bocca in diretta sulla Rai, Berlusconi che, non ancora formalmente in politica, intima a Indro Montanelli di “sparare a zero sul pool” dalle pagine del Giornale. E il Parlamento che nega l’autorizzazione per il processo a Craxi, che il giorno prima aveva ammesso di aver incassato mazzette e pretendeva addirittura di farsi rieleggere presidente del Consiglio. E Falcone che salta in aria. E la lotta della politica contro Di Pietro e la sua squadra per screditarne l’operato, Comunione e Liberazione che interviene per cercare di distruggerlo. La Lega Nord che diventa un partito dell’8% cavalcando l’onda del “Roma ladrona”.

E non riesco a fermarmi nell’elenco dello schifo, se non per capire che oggi, quando la nuova classe di scuola piduista, capeggiata da Berlusconi, si è finalmente ricostituita nel grande Popolo della Libertà, e gli stessi nomi di 20 anni fa, responsabili addirittura di stragi mafiose, sono tutti lì a dividersi la torta. Nello stesso, identico modo di 20 anni fa.

In questo contesto oltremodo più disastroso, poiché appunto non ci sono nemmeno i presupposti di fantasia per un’operazione rivoluzionaria come quella, io so dove devo e dove voglio stare. E non sarà di certo la parte che più mi ha deluso, quella “sinistra” che si paventa vicina alla gente e non sa più parlare manco coi propri figli. E non sarà di certo quello scarabocchio brodoso chiamato PD, senz’anima e inciucione, né il clone di Forlani che di nome fa Casini.

Non c’è più spazio per parlare di giustizia sociale, di miglioramento della qualità di vita, di riforma delle istituzioni, di rilancio dell’economia, quando viene a mancare ogni minima fiammella di legalità. Io penso che, in quest’Italia di 20 anni fa, l’unico modo per uscirne è rafforzare lo stesso uomo che ci fece vivere la speranza, ovvero Antonio Di Pietro.

Prendetela come una dichiarazione di voto sfacciata. Ma io sono sempre più convinto che, pur non sentendomi integralmente parte di un progetto politico, mi sento parte di una battaglia. Mi sento di far parte di un lato dell’Italia - che invece non è affatto unita. E con la quale non mi sento di dividere nulla. Penso che questa battaglia possa essere condotta con forza e con incisività, oggi, solo appoggiando Di Pietro e le persone che, con le loro singole ed encomiabili coscienze, stanno scegliendo la sua strada (Luigi De Magistris, Carlo Vulpio, Sonia Alfano…). Altrimenti? Altrimenti niente, non abbiamo nient’altro.

Totò vigile

di Roberto Pirruccio - 6 Marzo 2009 | Politica

Cuffaro, ex presidente della regione Sicilia. Salvatore Cuffaro, condannato meno di un anno fa a 5 anni di reclusione per aver rivelato segreti d’ufficio a dei mafiosi [1], oggi siede al Senato della Repubblica. Salvatore Cuffaro, detto Totò, è stato nominato membro della Commissione di Vigilanza Rai [2].

Salvatore Cuffaro, detto Totò, che ha ostacolato le indagini del Dda di Palermo per aver fatto sapere al boss Guttadauro [3], tramite il suo amico mafioso Miceli, che c’erano delle microspie nel suo appartamento, è uno dei 35 italiani scelti dal nostro Parlamento per garantire correttezza e attendibilità dell’informazione all’interno del servizio pubblico.

Come avete potuto notare, la notizia è già passata sotto silenzio, nel senso che in Italia questa non è una notizia.

Mi chiedo che popolo siamo, mi chiedo quanto dovrò ancora continuare a vergognarmi del fatto che la schiacciante maggioranza degli italiani consideri tutto ciò un fatto trascurabile.

Acquaresima

di Roberto Pirruccio - 3 Marzo 2009 | Cronaca, Guerra

Si avvicina finalmente un “tempo forte” della tradizione cattolica, la Quaresima. E siccome in questo periodo c’erano proprio mancate le bizzarrie clericali, arriva un fecondo appuntamento per rinvigorire un po’ la lista.

Questa è la notizia:

A Modena il vescovo Benito Cocchi, con l’appoggio di Azione cattolica e degli scout dell’Agesci, lancia il No-sms day: rinunciare ai “messaggini” tutti i venerdì di Quaresima. Per “tornare a comunicare, invece di komunikare”.

E così accade anche in altre diocesi italiane. A Rivoli (TO) distribuiscono drappi neri per oscurare i televisori di casa, a Trento addirittura hanno stilato un calendario delle astinenze (un giorno la macchina, un giorno gli mp3, un giorno perfino l’egocentrismo!).

Modena si distingue particolarmente per la sua vocazione umanitaria; pare infatti che l’iniziativa sia mossa da un fondo di consumo intelligente: in Africa, ma specialmente in Congo, il mondo razzia da tempi immemori i giacimenti minerari, finanziando piuttosto direttamente le innumerevoli e sanguinose guerre civili. Le maggiori organizzazioni mondiali, compresa l’Onu con le sue risoluzioni di facciata, hanno più volte esortato le multinazionali (il caso Bayer è il più eclatante) a ridiscutere la loro partecipazione ai genocidi statali e parastatali di cui si rendono complici.

Ecco: secondo il vescovo Cocchi, essendo i telefoni cellulari un prodotto realizzato in gran parte con tali minerali, digiunare per 24 ore dall’invio di un sms può avere un suo perché in tutta questa faccenda.

Io sono molto amico di Feuerbach e credo nell’attualità del concetto “l’uomo è ciò che mangia”, adattabile anche al di fuori della questione spirituale. E cioè: la nostra coscienza di consumatori determina la nostra essenza. E’ un passaggio molto diretto: se compro un pallone Adidas e la Adidas fa cucire i palloni ai bambini malesi, allora io sono inequivocabilmente un alleato di Adidas nello sfruttamento del lavoro minorile e ne appoggio in pieno i metodi.

L’animo ancestralmente macchiato di sangue della nostra civiltà, responsabile di tutti quei disastri che oggi accoratamente pensiamo di poter rattoppare con questa o quell’altra idea gentile, ha sempre avuto un minuscolo latente senso di colpa. Ce lo sentiamo addosso, ma non così tanto da aver voglia di intervenire seriamente. Piuttosto, appunto, poiché siamo troppo impegnati a correre dietro ai nostri personalissimi affaracci, preferiamo espiarci di tanto in tanto e lavarci la coscienza con delle artificiosissime buone azioni costruite ad hoc per farci stare meglio.

E’ il principio di Telethon, una delle cose più vergognose e ripugnanti che avessimo mai potuto concepire. Cioè una strada facile e confortante per sedare, periodicamente, la nostra cecità di fronte al male che abbiamo fatto alla Terra, con una comoda donazione di 2 euro dalla poltrona di casa nostra. O, in questo caso, cullarsi nell’idea che sospendere per un giorno le proprie abitudini sia un atto salvifico e redentore.

Ecco a cosa serve tutta questa mobilitazione: a lavarsi le coscienze per alleggerire quel fardello insostenibile e insopportabile che è il senso di colpa, dal quale saremmo altrimenti sommersi. Signor vescovo, signori vescovi: alzate il telefono e dite al vostro Papa che i conflitti sanguinosi come quello del Congo finiscono - o si autodeterminano - esattamente quando chi le ha scatenate dall’esterno fa un passo indietro. E per quale strano equilibrio morale e caritatevole la Chiesa Cattolica non si sente in dovere di promettere la scomunica irreversibile a chiunque imbracci un kalashnikov o si metta alla guida di un cacciabombardiere?

Prima di affermare la superiorità del tradizionalismo sul progresso tecnologico e affrontare tematiche planetarie con questo candore, si dovrebbero fare meglio i conti con la storia e con le priorità e le convenienze politiche delle comunità di cui si fa parte.

A tutela della natura (umana)

di Roberto Pirruccio - 2 Marzo 2009 | Ambiente, Cronaca

Entusiasmo per una grande vittoria dello Stato nella martoriata terra di Calabria. Leggo su Repubblica.it del 2 marzo:

Nell’ambito dei servizi per contrastare il fenomeno delle cosiddette “vacche sacre”, gli uomini del Corpo forestale dello Stato hanno abbattuto due bovini, senza marchio di identificazione, facenti parte di una mandria composta da numerosi animali vaganti senza alcun controllo, intercettata in localita’ “Stoli”, nel territorio del comune di Caraffa del Bianco, nel reggino. Le “vacche sacre” - fanno notare dal Cfs - provocano gravi danni alla vegetazione forestale ed alle colture agricole e rappresentano un serio pericolo per la circolazione stradale. Inoltre questi animali, i cui proprietari dono difficilmente individuabili, vanno spesso ad alimentare attivita’ illegali collegate alla macellazione clandestina, con pericolo per la salute dei consumatori a causa dell’assenza di controlli sanitari.

Probabilmente nel mondo esistono problemi più gravi dell’abbattimento di due mucche. Però non posso fare a meno di pensare che il “movente” è quasi lo stesso. E che gran parte dei danni che stiamo facendo alla Terra e ai suoi abitanti (noi compresi) dipende solo ed esclusivamente dal seme della stupidità che distingue il nostro cervello da quello degli altri animali.

Perché questi solerti tutori della fauna e della flora, anziché uccidere due innocentissimi bovini in nome della circolazione stradale, non hanno provveduto, che so, a portarli da qualche altra parte, a recuperarne la “salute”, a condurli verso un luogo più adatto alla loro vita? Per quale strano motivo due bestie che pascolano in una fortesta sono “fuori posto” e una strada che gli passa in mezzo non lo è?

La macellazione clandestina andrebbe combattuta con la prevenzione, e contro gli orribili uomini che la praticano, non contro gli animali. Questo mi sembrava scontato, ma a ben vedere non lo è. La lotta alla ‘ndrangheta in materia di gestione illecita del bestiame non si gioca sul terreno del recupero, della rivalutazione, della soluzione intelligente,  ma su quello della risposta armata. Uccidi il nemico, qualunque forma abbia. E’ lo stesso principio che alimenta le mafie. E mi appare spaventoso. Guardate in che imbarazzante modo se ne dibatteva nel 1994 [1].

E poi: “Animali vaganti senza alcun controllo”. Non è forse una delle migliori e più belle definizioni che possiamo ancora dare della Natura? Infatti, a quanto pare, è fuorilegge.

Il controscoop della Gazzetta?

di Roberto Pirruccio - 3 Ottobre 2008 | Cronaca, Parma

Non è un mistero che sulla Gazzetta di Parma le notizie passino alle rotative con una certa simpatia per il politically correct. In questo delicatissimo momento istituzionale, la principessa dell’informazione ducale sembra aver assunto il compito di smontare gli scandali: così oggi l’apertura sul web e gli strilli alle edicole fanno addirittura scivolare il caso Emmanuel in seconda linea, lasciando spazio a un’esclusiva annunciata a spron battuto come una sorta di parola definitiva («ecco la verità») sul blitz anti-prostituzione di agosto. Metti anche che la Gazzetta patisce da un po’ la concorrenza serrata e di altissima qualità di Repubblica Parma, testata on-line schizzata addirittura a 400.000 visitatori unici nello scorso mese e seconda solo all’edizione romana. Come è facile ricordare, infatti, la foto della ragazza nigeriana fece il giro del mondo a partire da una denuncia proprio di Repubblica Parma. Dopo quasi due mesi, la Gazzetta risponde pubblicando la deposizione di una prostituta uruguaiana che era in Centrale durante il fattaccio.

All’interno del testo si leggono sostanzialmente due cose: la conferma della versione della Polizia relativa all’agitazione piuttosto violenta e incontrollata della nigeriana e un’accusa diretta alle colleghe nere, che a detta della dichiarante sarebbero (istericamente ed erroneamente) convinte di un trattamento privilegiato verso le lucciole bianche.

Il profilo di questa cronaca ha quindi come obiettivi la chiusura forzata di un dibattito nazionale mediante la presentazione di una specie di super-teste con inappellabile conoscenza dei fatti e, cosa probabilmente ben più grave, lo spostamento del fulcro della vicenda su un fattore irrilevante, addirittura paventando una specie di cospirazione giornalistica alla disperata ricerca di una notizia bomba.

Lo scandalo, il succo della discussione, non ha mai riguardato la natura docile, l’innocenza spirituale o la rettitudine morale della ragazza, bensì le condizioni di reclusione di un essere umano e dunque il grado di dignità che gli si riconosce. Che scalciasse, urlasse scomposta, fingesse di svenire; non mi stupisce, vista la situazione abbastanza disperata. Il punto è che non ha nulla a che vedere con i motivi per cui è stata tenuta in cella in quello stato. Tanto più che nessuno si è ancora preso la briga di spiegarcelo.