Dall’occhio all’orecchio, Fred Frith per immaginare la musica
Al Teatro Due di Parma, concerto di chiusura dell’itinerante Progetto Fred Frith. Dopo aver girato l’Emilia-Romagna con Massacre e Tessitura, è la volta di Eye To Ear, parentesi di soundtrack cinematografiche che puntella di toni onirici e crepuscolari la sconfinata carriera dell’eclettico compositore inglese.
C’è un universo germinante di idee che, da diversi decenni, anima la rivoluzione musicale più “globale” dei nostri tempi. La caratteristica fondante è l’improvvisazione, assunta da molti compositori come strada
maestra per dare linfa alle avanguardie del nuovo millennio. Espressione concreta ne è il roster della Tzadik, etichetta discografica newyorkese – in realtà vera e propria fucina di innovazioni – fondata da John Zorn e che ospita nomi del calibro di Mike Patton, Lou Reed, Bill Frisell e, appunto, Fred Frith.
Il progetto che il polistrumentista inglese presenta il 30 giugno al Teatro Due di Parma, a chiudere una tournée di otto giorni in Emilia-Romagna, è una visionaria eco di brani scritti per il cinema e si chiama Eye To Ear. Lo show è di grande impatto emotivo, Frith si impegna a non dire una parola sui film corrispettivi a ciascuna esecuzione, spalancando agli spettatori la possibilità di sognarne da soli lo scenario; tutto è reso più semplice dalla straordinaria qualità dei sette musicisti e di un tecnico del suono provenienti da ogni parte del mondo, che sovrappongono sassi e violini, arpe e bastoni, timpani e registrazioni ambientali. Si tratta di un collaudato esperimento, in vita da quindici anni e particolarmente duttile dal vivo: variano infatti anche le formazioni che affiancano Frith, ora più orchestrali e complesse dal punto di vista strumentale, quasi a ripescare la lezione jazzistica contemporanea, ora minimaliste e venate di sfumature al sapore di Robert Wyatt e Brian Eno.
La carriera di Frith come compositore di colonne sonore vede forse il suo più alto momento di risonanza in Before Sunrise (in Italia titolato Prima dell’alba), pellicola del 1995 firmata dall’eccentrico Richard Linklater, regista che qualche anno dopo girerà un film altamente compatibile con lo spirito frithiano (senza però vederlo autore delle musiche), Waking Life. Sembra infatti proprio questa celebre collaborazione (le altre sono per lo più film per la tv o a circuitazione indipendente) la più efficace e riuscita soundtrack di Fred Frith; la band ne sfrutta principalmente il lato evocativo, eseguendone l’introduzione proprio come brano d’apertura. Frith si arrovella fin da subito sulle sue chitarre effettate e non rinuncia alle abitudini stravaganti, intrecciando corde e bastoncini per creare ritmi, contrappunti e ridondanze. Ne viene fuori un effetto straniante, che dà grande responsabilità ai silenzi e alle note sospese, che definisce l’intuizione come unica vera madre di tutte le arti spontanee.
Plauso di rito all’Assessorato Regionale alla Cultura e all’associazione AngelicA, il cui lavoro coordinato ha permesso di ricostruire in pochi giorni una delle personalità più emblematiche e influenti del panorama artistico mondiale. Gli impegni di Frith proseguiranno a luglio in Scandinavia, al fianco della cantante francese Lucia Recio, e ad agosto a Lisbona con John Zorn.